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Neocolonialismo
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Per mwbaneocolonialismo si intendono tutte le forme di dipendenza nelle quali alcuni paesi, pur essendo passati attraverso un processo di conquista dell’indipendenza, si trovano nei confronti di altri stati più potenti e in uno sviluppo economico-industriale più avanzato. In senso opposto è il fenomeno in cui ex mwbqpotenze coloniali controllano paesi economicamente sottosviluppati, utilizzando strumenti economici e culturali anziché la forza militare. Si tratta di un colonialismo "informale", rispetto a quello "formale" che temporalmente lo precede.
Dopo la mwbwseconda guerra mondiale, il colonialismo ha avuto una fase di crisi negli aspetti giuridico-politici ed ha subito una trasformazione adeguandosi ai nuovi tempi, nascondendosi come una testimonianza di aiuto, di sostegno o addirittura di collaborazione.
Gli stati europei capirono che la dominazione politica non era più così vantaggiosa e che, invece, era molto più redditizio gettare le basi per solidi legami finanziari ed economici, nello stesso momento in cui si procedeva al trasferimento dei poteri di governo ai sistemi elitari locali e quindi a negoziare per l'indipendenza.
Un esempio tipico è sicuramente costituito dalla mwcgGran Bretagna, le cui condizioni finanziarie durante il periodo post-bellico erano decisamente in declino.
Le strutture commerciali e finanziarie che essa sviluppò con le sue mwdacolonie durante il dopoguerra, furono finalizzate a risanare il suo indebitamento con il mwdqdollaro. Quelle stesse strutture costituirono poi la base per i rapporti economici e politici fra le ex colonie che si sono rese indipendenti e lo stato colonizzatore.
Contents
• Origini
• Etiopia
• Zambia
• Cile
• Messico
• Note
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Descrizione
Origini
Il termine cominciò ad essere usato in maniera diffusa nel secondo dopoguerra, sia nel linguaggio politico che dagli economisti, per definire le forme di "scambio ineguale"cite-ref-1[1] o dipendenza politica, sociale, culturale ed economica che gli ex stati coloniali riuscivano ad esercitare sui propri antichi possedimenti territoriali in mwhaAsia e soprattutto in mwhqAfrica.cite-ref-2[2]
Il premier indonesiano mwiwSukarno ne diede una definizione in occasione della mwjaConferenza di Bandung del 1955 e il concetto fu ripreso nella Terza Conferenza dei popoli mwjqpanafricani tenutasi ad mwjgIl Cairo nel 1961.cite-ref-3[3]
Kwame Nkrumah (1909 – 1972), leader indipendentista e successivamente primo presidente del Ghana (1960 – 1966), dopo aver condotto il suo paese all'indipendenza, ne promulgò l'uso nel preambolo dell’Organizzazione dell’unità africana del 1963.
In seguito è stato anche il titolo del suo libro uscito nel 1965 "Neo-Colonialism, the Last Stage of Imperialism",cite-ref-4[4] in cui viene richiamata la teoria dell'mwmwimperialismo di mwnaLenin.
Controllo economico e politico
Il problema principale per i paesi ex-coloniali è quello di continuare a mantenere il controllo economico sulle nazioni che un tempo dominavano e che poi sono riuscite ad ottenere l'indipendenza politica.
Questo problema emerge evidente fin dalla fase della decolonizzazione, in cui vengono stipulati degli accordi commerciali e politici al fine di regolare in maniera controllata l'assetto e lo sviluppo delle ex colonie.
Lo stesso Nkrumah indicò alcune delle voci chiave presenti in questi accordi: l’unione doganale e monetaria delle nazioni ex coloniali, la nascita di mercati comuni, la costruzione e la costituzione di basi militari e di forniture belliche, con lo scopo di istituire regimi conservatori, spesso tramite lo strumento del colpo di stato e dell'assassinio politico.
Una delle principali vittime del sistema di dipendenza neo coloniale è il continente africano, influenzato in passato soprattutto dalla mwogFrancia e dal mwowRegno Unito ed oggi sottoposto ad una crescente penetrazione economica da parte della mwpaRepubblica popolare cinese.
Le ex colonie francesi
La creazione dell’mwpwOrganisation Commune Africaine et Mauricienne (OCAM) nel 1965, divenuta poi mwqaOCAMM, a partire dal 1970, comprendeva la maggior parte dei paesi francofoni africani, non è servita a integrare le economie degli stati membri, ma solo a mantenere saldo il legame con la mwqqFrancia, razionalizzando e centralizzando tutta l’intera economia.cite-ref-5[5]
Le nazioni dell’OCAMM, infatti, esportano in mwrwFrancia, o nell'mwsaUnione europea, in quantità molto superiore rispetto a quanto avviene in direzione dei partner africani.
Il medesimo discorso si può fare guardando alle istituzioni monetarie, come la mwsgBanque centrale des États de l'Afrique de l'Ouest e la mwswBanque centrale des États de l'Afrique equatoriale et du Cameroun, trasformatasi poi in mwtaBanque des États de l'Afrique centrale, sostanzialmente sotto il controllo della mwtqFrancia, tramite accordi commerciali che permettono con facilità la circolazione delle merci francesi.
Il caso del Sudafrica
Uno dei casi più particolari è quello costituito dalla mwuaRepubblica Sudafricana, la quale ha esercitato a lungo un ruolo sub imperialista sul piano regionale, violando il mandato fiduciario da parte dell'ONU, ed estendendo il suo controllo tramite l'annessione della mwuqNamibia.
Questa politica di espansionismo messa in atto dalla Repubblica Sudafricana, fino ad arrivare alla vittoria di mwwqNelson Mandela, fu promossa dagli interessi dell'industria mineraria locale, ed anche dal capitale occidentale a cui essa era fortemente legata.
La Repubblica Sudafricana è stata fonte di sostegno degli interessi economici e strategici delle potenze occidentali, o almeno fino all'instaurazione del regime dell'mwwwapartheid, il quale garantiva il lavoro a basso costo, ed ha portato il Paese in una situazione di crisi e ad un isolamento dalla comunità internazionale, che lo rese completamente inaffidabile.
La guerra fredda
Durante il XX secolo, nel corso del conflitto ideologico tra gli mwxgStati Uniti d'America e l'mwxwUnione Sovietica, entrambi i Paesi e i loro mwyastati satelliti sono stati accusati di attuare strategie neocolonialiste. Questo scontro ha incluso anche gli mwyqstati clienti nei paesi decolonizzati.
Il mwywPatto di Varsavia, mwzaCuba, l'mwzqEgitto sotto il controllo di mwzgGamal Abdel Nasser (1956-70) e altri paesi hanno accusato gli mwzwStati Uniti di sponsorizzare i governi anti-democratici, i cui regimi non rappresentavano gli interessi dei loro cittadini, e di rovesciare governi africani ed asiatici formalmente eletti che non supportavano gli interessi geopolitici degli mwaaStati Uniti.
Negli anni '60, sotto il comando del Presidente mwagMehdi Ben Barka, la mwawConferenza Tricontinentale cubana (partecipata da delegati da Asia, Africa e mwbaAmerica Latina) riconobbe e supportò la rivoluzione anti-colonialista come mezzo per l'autodeterminazione dei popoli colonizzati del mwbqTerzo Mondo. Questo irritò gli mwbgStati Uniti e la mwbwFrancia.
Inoltre il Presidente Barka guidò la mwcqCommissione sul Neocolonialismo, impegnata a risolvere il coinvolgimento neo coloniale delle potenze coloniali nei paesi decolonizzati; e affermò che gli mwcgStati Uniti, in quanto primo paese mwcwcapitalista del mondo, era il principale fautore di politiche neocolonialiste.
Le multinazionali
I critici del neocolonialismo sostengono che gli investimenti delle aziende mwegmultinazionali non arricchiscono i paesi sottosviluppati ma anzi provocano danni a livello umanitario, ambientale ed ecologico alla popolazione locale. Inoltre affermano che questo si traduce in un continuo sviluppo non sostenibile.
Questi paesi rimangono serbatoi di manodopera a basso costo e di materie prime, e allo stesso tempo gli vengono negati gli accessi ad avanzate e nuove tecniche di produzione in grado di sviluppare la loro economia.
Tutto ciò ha come conseguenze l'aumento della disoccupazione, la povertà e il calo del reddito pro-capite.
Nelle nazioni dell'Africa occidentale come la mwfgGuinea-Bissau, il mwfwSenegal e la mwgaMauritania, la pesca era storicamente al centro dell'economia.
All'inizio del 1979, l'mwggUnione europea iniziò la negoziazione con i governi per la pesca al largo delle coste dell'Africa occidentale.
Ciò ha causato un aumento della pesca in quei territori da parte di paesi stranieri, che ha portato un tasso maggiore di disoccupazione e di migrazione in tutta la regione.
Questo viola la mwhqConvenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, che riconosce l'importanza della pesca per le comunità locali e insiste sul fatto che gli accordi di pesca del governo con le imprese straniere devono avere come obiettivo solo per quanto riguardano le scorte in eccesso.
I Paesi più sfruttati
Il continente africano è senza dubbio una delle vittime più sfruttate da parte delle multinazionali provenienti da tutto il mondo.cite-ref-6[6] Dal 2006 al 2012 si sono accaparrate circa 35 milioni di ettari sottratti per lo più ai coltivatori minori, questa pratica viene definita come mwjaland grabbing.
Nel 2010 sono stati sottratti all'Africa all'incirca 11 miliardi di dollari americani grazie soprattutto a dei metodi utilizzati dalle multinazionali non pagando le dovute tasse e quindi lasciando senza entrate i governi africani:cite-ref-7[7] questa pratica è chiamata mwkgtrade mispricing, e consiste di stabilire, da parte di una compagnia, dei prezzi artificiali sui beni o servizi con lo scopo di evitare ogni tipo di tassazione.
Queste compagnie multinazionali sono riuscite ad evitare un ammontare di tasse pari a 40 miliardi di dollari statunitensi.
L'Africa è principalmente l'obiettivo primario dei cosiddetti mwlqland grabbers, ma sono presi di mira anche Paesi come l'America Latina, l'Asia e l'Europa dell'est.
Etiopia
Precisamente nella valle dell'Awash, durante il periodo della mwmatransumanza, viveva il mwmqpopolo degli Afar, il quale si concentrava soprattutto sulla pastorizia.
Negli anni '60, la banca mondiale finanziò un'azienda olandese che aveva lo scopo di realizzare dei campi di canna da zucchero in questa valle.
Gli afar furono costretti a rifugiarsi nelle zone circostanti, le quali non offrivano terreni fertili a sufficienza per alimentare la popolazione.cite-ref-8[8]
Ciò ebbe come conseguenza che negli anni successivi il popolo soffrì di una carestia che uccise più di 30000 persone.
Zambia
Il governo socialista, durante il 1960, garantì istruzione e sanità gratuita per chiunque.
Successivamente durante la crisi petrolifera degli anni '70 il paese si indebitò nei confronti degli enti internazionali.cite-ref-9[9]
Nei primi anni '90 avvenne la cosiddetta mwqwsvolta liberista: le case popolari e tutte le strutture pubbliche furono privatizzate e le miniere di rame furono svendute.
Burkina Faso
mwrgJean Ziegler racconta in un suo librocite-ref-referencea-10-0[10] che il Presidente mwswThomas Sankara, durante gli anni '80 avviò una serie di riforme federali con lo scopo di abbattere la corruzione e l’inefficienza tipica dei governi africani post-indipendenza. Decise inoltre di far coincidere le varie zone tribali con i confini amministrativi.
Il popolo reagì in maniera molto positiva e decise di lavorare spontaneamente con dedizione e volontà alla costruzione di nuove opere pubbliche.
Tutto questo entusiasmo si diffuse anche nei paesi circostanti, i quali presero come esempio quello che era stato fatto in mwtgBurkina Faso.
Tuttavia le potenze neo colonialiste non poterono sopportare più una situazione simile: la mwuaFrancia teleguidò un golpe militare dall'estero, nel corso del quale il Presidente Sankara fu assassinato.
Kenya e Tanzania
Fino agli anni '80 in questi due paesi i governi sostenevano piccoli agricoltori, e la loro produzione alimentare era in crescita del 5/7mwuw % all'anno.
Inoltre, come in altri paesi africani, venivano applicate delle tasse sull'importazione del mais, grano e riso, per proteggere i piccoli produttori locali.
Successivamente vennero travolti dai debiti, e dovettero quindi adeguare la loro produzione secondo le concessioni dell'Europa e dell'America.cite-ref-11[11]
Infine si sono aggiunte le multinazionali che hanno inondato i mercati costringendo i produttori locali a sparire sempre di più.
Questi due paesi, sempre più strozzati dal debito, hanno finito per esportare anche quello di cui avevano bisogno.
Cile
mwzaSalvador Allende, importante politico cileno marxista, propose di applicare la distribuzione del latte ai minori di quindici anni, ma l'azienda rifiutò questa collaborazione.
Questi contrasti tra il governo cileno e le aziende multinazionali spinsero ad un colpo di stato da parte dell'esercito cileno appoggiato dagli mwzgStati Uniti.
Allende morì probabilmente suicida e divenne un'icona della sinistra mondiale.
Questi fatti portarono al comando del governo cileno il generale mw0qPinochet, il quale fu responsabile dello sterminio di migliaia di oppositori. Inoltre Pinochet vendette intere foreste alle grandi aziende nordamericane.
Messico
Il Presidente mw2wClinton impose al mw3aFondo Monetario Internazionale di prestare dieci miliardi di dollari al Messico, per venire incontro sia al popolo messicano, quello più ricco, sia agli investitori stranieri. Ciò andò ai danni della popolazione più povera.
Indocina Britannica
Nel 1998 la mw3wBanca Mondiale decise di imporre l'ingresso delle multinazionali nel settore agroalimentare.
Tutto questo portò ingenti danni nei confronti dei piccoli produttori alimentari, i quali furono costretti ad indebitarsi.cite-ref-13[13]
Successivamente un avvenimento che è accaduto è stato l'estrema protesta dei produttori rovinati, molti dei quali morirono suicidi.
Nel 2004 sono stati 16000 i contadini indiani suicidi perché rovinati dalle politiche delle multinazionali e dal neocolonialismo.
Note
cite-note-22. ↑ mw-amw-qmw-g"neocolonialismo" in Encyclopedia of Marxism.
cite-note-44. ↑ mwaqyKwame Nkrumah, mwaqcmwaqgNeo-Colonialism: The Last Stage of Imperialism, 1965.
cite-note-55. ↑ mwaqwmwaq0Accords et conventions de l'Organisation commune africaine et malgache: septembre 1961- mai 1967, Parigi, Yaoundé, 1967.
cite-note-66. ↑ .mwaremwarimwarmmwarqmwaruGRAIN.org releases data set with over 400 global land grabs.
cite-note-77. ↑ mwarkmwaromwarsAfrica: Rising for the few (mwarwmwar0PDF), 2015. mwar4URL consultato il 23 febbraio 2017 mwar8(archiviato dall'mwasaurl originale l'8 settembre 2015).
cite-note-88. ↑ mwasqmwasumwasyEtiopia, nella regione dell’Afar la carestia non è finita, in mwascLaStampa.it, 3 agosto 2016.
cite-note-99. ↑ mwassDe Michelis Ferrari Masto Scalettari, mwaswNo global, zelig, 2001.
cite-note-referencea-1010. ↑ mwatiJean Ziegler, mwatmLa fame nel mondo spiegata a mio figlio, pratiche editrice, 1999.
cite-note-1111. ↑ mwatcmwatgmwatkIl neoliberismo, breve storia sui metodi per affamare il mondo, 1º gennaio 2010.
cite-note-1212. ↑ mwat0De Michelis Ferrari Masto Scalettari, mwat4No global, Zelig, 2001.
cite-note-1313. ↑ mwauiVandana Shiva, mwaumIl bene comune della terra, feltrinelli, 2006.
Bibliografia
• mwauc"Neocolonismo" in Encyclopedia of Marxism mwaugURL consultato a febbraio 2017.
• mwauomwausNeo-Colonialism: The Last Stage of Imperialism, di Kwame Nkrumah mwauwURL consultato a gennaio 2017.
• Mateo Madridejos, mwau4Colonialismo e neocolonialismo, Novara(ITA), De Agostini, 1977
• De Michelis Ferrari Masto Scalettari, mwavaNo global, Zelig, 2001
• Tom Burgis, mwaviThe Looting Machine: Warlords, Oligarchs, Corporations, Smugglers, and the Theft of Africa’s Wealth [First Edition], 1610394399, 9781610394390 mwavmPublicAffairs 2015
Voci correlate
• mwavcTerzomondismo
• mwavkColonialismo
• mwavsDecolonizzazione
• mwav0Globalizzazione
• mwav8Seconda guerra mondiale
• mwaweGuerra fredda
• mwawmImperialismo
• mwawuTerzo Mondo
• mwawcMultinazionale
• mwawkEstrattivismo
• mwawsZona di sacrificio
Altri progetti
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• Wikizionario
• Wikizionario contiene il lemma di dizionario «neocolonialismo»
Collegamenti esterni
• mwaxaThe myth of Neo-colonialism, su afbis.com. URL consultato il 23 febbraio 2017 (archiviato dall'url originale l'11 giugno 2010). mwaxeURL consultato a gennaio 2017.
• mwaxmcolonialismo e neocolonialismo, su utopie.it. mwaxqURL consultato a gennaio 2017.
• mwaxyEtiopia, nella regione dell'Afar la carestia non è finita., su lastampa.it. mwaxcURL consultato a gennaio 2017.
• mwaxkNeo-colonialism and Its Actors in the Global Order, su doaj.org. mwaxoURL consultato a gennaio 2017.
• mwaxwIl Kenya di fronte al neocolonialismo mwax0URL consultato a gennaio 2017.